Il Fediverso tra papaveri e club
Se penso al Fediverso come prima immagine mi viene in mente il Quartier Latin della Collina dei papaveri di Gorō Miyazaki.
Questo vecchio edificio è caotico, disordinato ma con un’anima pulsante: le persone che vi risiedono e i loro club. Il loro scopo non è sovrastarsi, ma salvarlo dalla demolizione.
Il Fediverso per me è questo: persone con esperienze e caratteri diversi che hanno uno scopo comune: creare un internet migliore e di comunità.
Con i suoi hashtag, che molti danno per morti, i suoi illustratori, fotografi, scrittori, blogger e molto altro mostrano una realtà che non è glitterata e inscatolata in una innaturale perfezione, ma è viva e reale come l’arte che esprimono.
Il Fediverso è dunque condivisione.
È bello leggere i primi pensieri di @ed, @lavi, @77nn, scaturiti dall’idea di @xab ed essere ispirati a scrivere qualcosa di personale senza il timore della critica distruttiva, oppure pubblicare una fotografia su pixelfed cercando ispirazione in altri fotografi non grazie ad un algoritmo ma agli hashtag che ti conducono a quello che per te è più affine, anche se, ancora una volta, ci si trova davanti ad una bacheca asciutta e non ad un tavolo di confronto (Un giorno scriverò un pensiero su pixelfed, ma non è questo il giorno.)
Ma torniamo alla similitudine con il Quartier Latin: In un luogo dove ci sono tanti club non sempre si trova ciò che cerchi veramente. Allora si cercano altri club, ma senza perdere di vista le persone che si hanno conosciuto.
La vera forza, secondo me, del Fediverso è questa: persone che credono in un internet che sia di contenuti partecipati e non subiti.
Mentre la sua debolezza, secondo me, sta nell’essere una bolla, con difficoltà a esprimersi verso l’esterno per ciò che è e per ciò che può portare alle persone.
Non è certo colpa dell’utenza (forse in parte sì), ma penso che, pezzo dopo pezzo, il Fediverso non sarà più sinonimo di nicchia, ma una reale alternativa sociale di condivisione.
Ora è un ecosistema giovane, imperfetto, ma formato da persone che ci credono. E così mi piace.
Un anno fa non credevo nella possibilità che ci fosse ancora un social capace di stimolarmi a creare pensieri e fotografie. Sono felice di essermi ricreduto, quindi grazie.