Edizioni mettere qualcosa? 21 Agosto 2026

Rintocchi

Il bosco che afferra

Per mesi l’account skogbad aveva pubblicato fotografie di alberi. Non erano fotografie particolarmente artistiche o insolite. Tronchi, radici, cortecce coperte di muschio. Alberi enormi fotografati dal basso. In alcuni reel, invece, si vedeva lui stesso abbracciato ai tronchi.

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La donna dalla bocca spaccata

Ci sono domande alle quali sarebbe meglio non rispondere. Soprattutto quando a porle è una donna che nasconde il volto dietro una maschera. Nelle notti in cui la luna è luminosa gli anziani raccontano una storia.

Un racconto sussurrato da una generazione all'altra e che ha come protagonista una donna bellissima, una moglie desiderata da molti e, proprio per questo, vittima della gelosia dell'uomo che avrebbe dovuto amarla.

Esprimi un desiderio

SC passava ore infinite nel reparto oncologico pediatrico di un noto ospedale. Indossava un camice multicolore e un naso finto a forma di palla rossa. Era convinto che portare il sorriso a chi provava dolore fosse una cura, ma forse, in realtà, chi voleva curare era se stesso.

il falò del viandante

Una rubrica di storie sussurrate intorno al fuoco

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Lo spazio inquieto

Un tiro di dadi, le facce rotolano sulla morbida stoffa verde, un picchettio che diviene un tutt’uno con il battito ansioso del giocatore. 
Il dado dei ferma su un lato, il tiratore chiude gli occhi e inspira. 
Il vero piacere non sta nella vittoria ma nel brivido del momento ipnotico, ripetitivo che quel piccolo oggetto compie. Ancora una tiro e poi basta.

Edizioni Rintocchi 21 Agosto 2026

Il bosco che afferra

Per mesi l’account skogbad aveva pubblicato fotografie di alberi. Non erano fotografie particolarmente artistiche o insolite. Tronchi, radici, cortecce coperte di muschio. Alberi enormi fotografati dal basso. In alcuni reel, invece, si vedeva lui stesso abbracciato ai tronchi.

Nei post parlava di forest bathing, una pratica ritualistica per entrare in contatto con la natura e trovare sollievo dall'ansia, dalle paure e dallo stress. «L'albero prende quello che non riesci più a sopportare», scriveva.

I suoi video divennero popolari e dalla popolarità nacquero i suoi workshop. Persone condividevano le loro storie commentando come quella pratica fosse stata per loro una rinascita.

Poi, circa otto mesi prima del suo arresto, iniziarono a comparire contenuti diversi. Non mostrava più soltanto i suoi discepoli che abbracciavano gli alberi, ma cominciò a parlare di una nuova ritualità, la chiamava il donarsi.

Secondo lui, il forest bathing tradizionale era incompleto. L'essere umano entrava in contatto con l'albero, gli affidava le proprie paure e ne riceveva in cambio energia sostenendo che il rapporto dovesse essere reciproco. «Coloro che abbracciano prendono ciò che serve a loro, la foresta chiede ora qualcosa in cambio»

Edizioni Rintocchi 21 Agosto 2026

La donna con la bocca spaccata

Ci sono domande alle quali sarebbe meglio non rispondere. Soprattutto quando a porle è una donna che nasconde il volto dietro una maschera.* Nelle notti in cui la luna è luminosa gli anziani raccontano una storia. Un racconto sussurrato da una generazione all'altra e che ha come protagonista una donna bellissima, una moglie desiderata da molti e, proprio per questo, vittima della gelosia dell'uomo che avrebbe dovuto amarla.

Si racconta, che molti anni fa, una donna vivesse insieme al marito, un ricco proprietario terriero. La sua bellezza era conosciuta ben oltre i confini delle terre della famiglia e gli uomini non mancavano di ammirarla.

Il marito, però, la osservava e quella bellezza, coì tanto decantata dagli altri doveva essere solo sua, mai avrebbe accettato di perderla. Così, poco a poco. Il seme della gelosia crebbe finché una notte, accecato dalla rabbia, l'uomo prese un coltello e la lama attraversò il volto della donna, aprendole la bocca da un orecchio all'altro.

E quando il gesto fu compiuto, il marito infierì ancora. Le domandò chi avrebbe mai potuto trovarla bella dopo essere stata ridotta in quello stato. Fu quella domanda, secondo alcuni, a condannarla per sempre. Da quella notte nacque Onna.

Nessuno la vide più, il marito disse che aveva contratto una malattia che l’aveva allettata e poi sfigurata. Nessuno osò contraddirlo e poco alla volta tutti si dimenticarono di lei e della sua bellezza. Poi iniziarono a circolare strane voci.

Qualcuno sosteneva di aver visto una donna camminare per le strade dopo il tramonto. Indossava una maschera. Appariva in lontananza, immobile sotto la luce delle torce o ai margini delle strade, prima di ricominciare lentamente a camminare.

La sua presenza non sembrava avere uno scopo. Finché qualcuno non le capitava davanti. Allora la donna si fermava. E poneva una domanda. «Trovi che io sia bella?»

Una domanda apparentemente innocua, quasi banale. Ma chi conosce la leggenda sa che quella è la parte più pericolosa dell'incontro. Se la vittima risponde sì, Onna si toglie lentamente la maschera e mostra il volto deturpato. La bocca, aperta da un orecchio all’altro, in quello che lei pensa sia un sorriso. Poi la domanda: «E adesso?»


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Esprimi un desiderio

SC passava ore infinite nel reparto oncologico pediatrico di un noto ospedale. Indossava un camice multicolore e un naso finto a forma di palla rossa. Era convinto che portare il sorriso a chi provava dolore fosse una cura, ma forse, in realtà, chi voleva curare era se stesso.

Gli piaceva un gioco perverso: si avvicinava al piccolo paziente, sorrideva e pronunciava la frase che più illuminava quei volti logorati dall'infermità: «Esprimi un desiderio». Soldi e conoscenze gli permettevano di esaudire qualsiasi cosa, e in cambio veniva ripagato con la pornografia della riconoscenza altrui.

Non era mai entrato nella camera 211. «Troppo stanco», «troppe dosi di farmaci», «lascialo riposare». Erano frasi che ormai gli scivolavano addosso come gocce su un impermeabile. Ma un vero volontario non si arrende.

Quando entrò, vide una sola stanza: un letto, una ragnatela di flebo e monitor, fiori appassiti e una bacinella da cui emanava un odore pungente di escrementi. Il bambino lo fissò con occhi fatui, spenti. Come sempre, SC iniziò i suoi numeri della felicità, strappando solo pochi sorrisi forzati. Giocò allora la sua carta vincente. «Esprimi un desiderio» disse. «Lo realizzerò» concluse. «Faresti tutto quello che voglio?» «Certo. Conoscere una celebrità, essere un supereroe per un giorno...» «Vorrei affogare l'infermiera C. in quella bacinella. Sentire che si dibatte, vedere i suoi occhi che perdono vita.»

Il sudore cominciò a farsi strada sulla schiena di SC come un serpente che sta per morderlo. Si allargò il colletto, soffocato. «Ma noi non vogliamo fare del male agli altri, no?» «Allora portami nell'altra stanza, dove R. sta per morire. Voglio poggiare le mie labbra sulle sue e inalare il suo ultimo respiro mentre esala.»

SC lo guardava con lo stesso orrore con cui si osserva il vomito di un tossico sul pavimento. «Non stiamo facendo del male, così. Perché non mi vuoi accontentare?» SC aveva la gola arsa, voleva fuggire da quella stanza, ma quella era la sua missione. Il bambino continuava a fissarlo,

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Il falò del viandante

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