Odissea, domande senza una risposta

Odisseo e Nausicaa

Immagine di copertina

L'Odissea disgnata da Hugo Pratt.

Questo pensiero l'ho scritto qualche giorno dopo aver visto il film, due mesi fa. forse serviva che ponderassi o forse mi faccio troppi problemi, spero che possa ispirare pensieri anche se in ritardo.

Non so bene il motivo, ma sentivo il bisogno di scrivere qualcosa dopo aver visto l’Odissea. Sarà la FOMO? Sarà che molti ne parlano ancora prima di averlo visto? O forse perché è un capolavoro, o al contrario un’interpretazione discutibile? Non voglio giudicare chi l’ha creata o chi l’ha interpretata: entrambi sono narratori, uno vocale e uno visivo. Ciò che conta è capire quali domande può stimolare quest’opera. Mentre metto nero su bianco i miei pensieri, mi rendo conto di star facendo una cosa che di solito detesto: fare il Verga. Ovvero, esporre problemi e domande senza offrire risposte. Mi concedo però la scusa che questo testo voglia essere semplicemente uno spunto per chiunque voglia interrogarsi su se stesso e sul confronto tra le due opere.

L’arco che solo lui può tendere

Durante la scena in cui Ulisse tende l’arco, emettendo quel suono preciso e ritualistico che solo lui può creare, la domanda sorge spontanea: qual è l’arco che solo io posso tendere? Cos’è che mi caratterizza davvero?

La legge di Zeus

Sia nell’opera originale che nel film si fa riferimento alla legge di Zeus, ovvero la Xènia (Ξένια): il concetto generale di accoglienza dello straniero e di ospitalità. Nella modernità, questa parola ha assunto significato per lo più solo nei confronti degli amici, a volte neppure per loro. Ma perché non renderla una regola alla base della società? La fiducia tra gli individui è ciò che permette alle civiltà di coesistere. La domanda è semplice: io accolgo davvero?

La guida nell’ingegno

Atena è la dea della sapienza, dell'ingegno, della tessitura; è guida e protettrice di Ulisse. Nolan ha mostrato il volto umano di una divinità che Omero racconta come solida e razionale. Una guida è dunque una persona che soffre con me, o è qualcuno che mi indica la via e mi aiuta attivamente nella mia "vendetta"? (Nell’Odissea, del resto, Atena combatte contro i Proci insieme a Telemaco e Ulisse). Ma, soprattutto, Io ho una guida? Chi è?

L’Hybris

Quando Ulisse fugge dalla grotta di Polifemo, nell’interpretazione di Nolan, invece di urlare il suo nome al gigante, gli scocca una freccia. Questo è un atto di autoesaltazione, un surplus di arroganza e presunzione. Tale azione significa esplicitamente umiliare l’altro e sentirsi “più furbi”. Nella società di oggi la superbia verso l’altro è presente in ogni istante, ma noi quante volte ci sentiamo davvero impertinenti?

Sentire ciò che vuoi sentirti dire

Dopo l’incontro con le sirene, Ulisse descrive il loro canto come: «Ciò che più volevi sentire e poi il suo contrario; un prurito da cui non puoi grattarti». Un’interpretazione che mi ha colpito molto e che mi ha portato a domandarmi: cosa canterebbero per me le sirene?

La guerra e il senso di colpa

Infine, un’ultima riflessione: il senso di colpa di Ulisse che ripercorre la sua scelta decisiva nella guerra di Troia. Un eroe che diventa più umano del necessario, eroso dal senso di colpa e dalla paura di non essere più accettato per quello che è stato. Eppure Penelope lo aspetta per anni e, quando lo rincontra, non può che amarlo. Ho qualcuno che mi aspetta?